La vite è una pianta in continua ricerca della luce ed il suo essere una liana la mette in condizione di crescere continuamente; la produzione vitivinicola richiede al viticoltore di gestirne ogni inverno il suo sviluppo eliminando durante il riposo vegetativo il legno in eccesso, lasciando quello utile per la produzione dell’annata. Tutto questo genera una risposta difensiva da parte della pianta.
La potatura a Guyot “tradizionale” normalmente prevede l’utilizzo di un tralcio corto di sole 2-3 gemme, chiamato sperone, da destinare al rinnovo di potatura dell’anno seguente e normalmente di un tralcio lungo con un carico di gemme adeguato a garantire la quantità di produzione necessaria per l’annata, chiamato capo a frutto. Su queste due caratteristiche, esistono tuttora due modi comuni di potare a Guyot che potrebbero essere definiti attraverso l’uso della testa di salice o attraverso il taglio di ritorno, con particolari conseguenze negative sulla maggior suscettibilità alle malattie del legno e ad un progressivo indebolimento delle piante.
Dalla nostra esperienza, abbiamo imparato a seguire e assecondare, attraverso la potatura, la naturale attitudine della vite alla ramificazione.
In modo sintetico elenchiamo i principi della tecnica della potatura ramificata applicata con possibili accorgimenti da alcuni gruppi di consulenti come Simonit&Sirch e UvaSapiens:
Ramificazione controllata. Consiste nell’assecondare la naturale tendenza della pianta di vite a crescere nel tempo e nello spazio. Le tecniche tradizionali di potatura, come il “taglio di ritorno” o la “testa di salice” hanno l’obbiettivo di contenere lo sviluppo della pianta in spazi definiti, mentre con la potatura ramificata si aggiunge in modo controllato una piccola porzione di legno vivo ogni anno e si assume una forma sempre più riconoscibile. In questo modo la pianta ha la possibilità di accumulare progressivamente legno vivo, un vero e proprio magazzino per le sostanze di riserva
Continuità del flusso. Consiste nel mantenere la continuità del flusso linfatico che attraversa la struttura permanente della pianta, organo di comunicazione tra radici e chioma. Utilizzando i sistemi di potatura convenzionali non si considera che ogni taglio è una ferita per la pianta: più è grande e maggiore è lo stress che la vite subisce. Ad ogni taglio di potatura corrisponde una reazione nella pianta, il legno si dissecca e si crea una cicatrice che ostacola il flusso della linfa.
Tagli a corona. La pianta reagisce ai tagli in relazione alla loro grandezza, più un taglio è grande, maggiore è la dimensione del cono di disseccamento e più difficile sarà la sua cicatrizzazione. La potatura ramificata consiste nell’eseguire tagli di piccole dimensioni, a carico di legni di uno o due anni di età, nel rispetto delle gemme di corona, creando una ferita di dimensioni ridotte; così facendo il cono di disseccamento che si forma è più piccolo e mantenere le gemme di corona permette la creazione di tessuto vivo che contribuisce a chiudere la ferita.
Legno di rispetto. La pianta reagisce ai tagli in relazione alla loro grandezza: tagli grandi significano coni di disseccamento proporzionali, che possono scendere in profondità all’interno del legno, quindi durante il taglio di legni di due o più anni d’età, si deve mantenere al di sotto della ferita una porzione di legno proporzionale e sufficiente, che potrà essere rimosso in seguito, in cui permettere l’approfondimento del cono di disseccamento, evitando di compromettere la struttura permanente della pianta ed il passaggio della linfa.
Rispettare il vigore. Devono essere comprese e rispettate le caratteristiche delle piante e lo sviluppo degli anni precedenti.
